Mese: maggio 2017

Ansia e attacchi di panico: non è giusto stare così male

Senso di pericolo per qualcosa di grave che non si può controllare.

Paura buia, senza nome e senza volto.

Vuoto freddo che atterrisce, toglie il fiato, fa battere disordinatamente il cuore.

Solitudine infinita e disperata.

Questo è un elenco parziale di cosa prova chi passa attraverso un attacco di panico.

“E’ tutta questione di testa…” dicono alcuni.

Non si capisce cosa significa questa affermazione.

Che chi ha un attacco di panico vive un disagio immaginario?

Oppure che i vissuti di angoscia si potrebbero controllare con un atto di volontà?

In ogni modo: niente di più sbagliato.

Chi vive un attacco di panico passa attraverso un’esperienza reale oltre che devastante e le emozioni che prova sono assolutamente autentiche.

Ciò che confonde è che l’angoscia provata sembra non giustificata dalla realtà circostante.

Apparentemente, non c’è motivo di stare così male.

In realtà il motivo c’è eccome, ma si trova nel mondo interno, non in quello esterno.

Questo vuol dire che si è visionari o, peggio, matti?

Proprio per niente.

Vuole dire che nella storia di chi soffre di ansia e attacchi di panico ci sono esperienze importanti vicine o lontane nel tempo e che ci sono i modi trovati per farvi fronte.

Il tutto è tenuto sotto chiave in un cassetto del mondo interno e spesso è quasi dimenticato.

Si tratta di qualcosa con un peso atomico notevole che per motivi seri non può essere riconosciuto.

L’ansia e gli attacchi di panico sono il modo attraverso il quale questi contenuti vengono fuori.

Un modo discutibile, diciamo.

Perché fa stare troppo male.

E’ per questo che deve essere sostituito al più presto.

Con cosa? Con la parola e l’ascolto.

L’ascolto di ciò che è depositato nel cassetto e dei motivi che lo tengono là.

La parola per condividere e fare meno fatica.

Nella vita di ogni persona non c’è nulla di tanto doloroso da non potere essere pensato, detto e ascoltato.

Con molto rispetto e con la consapevolezza che le risorse ci sono e possono essere usate per prendere in mano la propria vita.

 

 

La colpa non è di moda

Viviamo in un mondo confuso dove sentirsi in colpa non è di moda.

Si può scatenare un conflitto nucleare continuando a sorridere dai telegiornali.

La responsabilità verso sé e verso l’altro? Cosa malleabile.

C’è qualcosa di perverso che non fa sentire la colpa a chi ce l’ha.

La fa sentire invece a chi subisce.

Quante persone oggi si sentono inadeguate? Tante.

Quante persone si sentono in colpa senza motivi realistici? Troppe.

E’ come se la colpa si polarizzasse tra gli estremi del tutto e del niente.

Senza giustizia e senza rispetto.

Nella complessità, cosa può dare una mano?

Accorgersi che ci sono meccanismi che si attivano senza tutela alcuna, capaci di triturare la realtà riducendola a una poltiglia plasmabile a piacimento.

Diventare consapevoli del funzionamento di strutture che agiscono nel mondo interno delle singole persone con sorprendenti analogie con la strategia del potere nel mondo esterno.

Parola chiave? Tutela.

Volersi bene tanto da non permettere che qualcuno o qualcosa faccia sentire in colpa ferendo e umiliando.