Abuso sessuale nell’infanzia.

Un'esperienza devastante che accompagna la vita adulta. Quanto è difficile parlarne.

Il dolore dell’abuso sessuale vissuto nell’infanzia è un dolore speciale, fa sentire molto soli.

Il dolore è tale che non soltanto la persona non riesce a parlarne, ma per sopravvivere ha bisogno di dimenticarlo, mentre le stesse istituzioni, gli operatori, talvolta hanno bisogno di non vederlo.

Le  diagnosi di depressione, di  disturbo borderline di personalità, ecc. ….sono etichette che aiutano a contenere il dolore, scatole ricolme di termini astratti e asettici perché la persona è assente, in quelle scatole c’è soltanto un paziente, non c’è empatia né vicinanza, solo una serie di parole infilate una dietro l’altra, senza significato, prive di quell’umanità, di quel calore che fluisce o dovrebbe fluire in una relazione umana, perché anche la relazione terapeutica è prima di tutto una relazione tra due persone, pur non dimenticando i differenti ruoli.

Donne e uomini che percepiscono e a qualche livello sanno che dietro quella cortina di polvere e nebbia che invade la loro mente, c’è una storia di sopraffazione e di abuso sessuale avvenuta in età precoce, sono anche le stesse persone che un attimo dopo ti dicono, no non è vero…….non posso crederci, è gentile, generoso, disponibile, mi vuole bene…..

E in altri momenti  affermano ……io mi dimentico le cose brutte, non hanno importanza e poi chi mi crederebbe?…….Sto pensando che forse lei non mi crede, tutti mi hanno sempre detto che sono bugiarda……

Giselle mi dice ” ci ho provato, ho iniziato due terapie, o non mi sono sentita creduta, oppure mi dicevano, adesso guardi avanti, non ci pensi più, facile per loro, io lo schifo me lo porto dentro, non mi fido, ho paura“.

Il terapeuta sta dicendo “si ti credo ma è troppo doloroso, non so come stare con te in mezzo a questo dolore”.

Il problema è che queste donne e questi uomini si scontrano ancora una volta con la negazione, o se va bene con la minimizzazione e sono traumatizzati un’altra volta, l’ennesima.

L’abuso è tanto più distruttivo se perpetrato da persone affettivamente vicine con funzioni protettive, se è reiterato nel tempo e se non esiste un adulto capace di accogliere i segnali, ovvero capace di tutelare, di esporsi, per proteggere il piccolo.

In alcuni contesti i pazienti, sono esposti ad un ulteriore forma di maltrattamento per carenza di formazione all’ascolto e sui sintomi conseguenti l’abuso sessuale. Si riscontra talvolta un’assenza di formazione specifica sulle emozioni, sui vissuti del paziente abusato e sulle emozioni che risuonano nell’operatore.

La mente umana ha il bisogno impellente di prendere le distanze da tanto dolore, questo rientra nel normale funzionamento della mente  se non è stata adeguatamente formata a riconoscere e a gestire gli aspetti emotivi in gioco nella relazione vittima operatore.

La formazione è assolutamente indispensabile per evitare nuove traumatizzazioni, non soltanto nella direzione di un’acquisizione nozionistica, ma soprattutto nella direzione di un confronto con le reazioni emotive dell’operatore, delle difficoltà a stare in quelle situazioni di impotenza estrema sperimentata  dal paziente un tempo bambino, che oggi del tutto inconsapevolmente fa vivere all’operatore.