Donne che cambiano in gruppo

Donne che cambiano in gruppo

Il gruppo donne vittime di violenza rientra nel progetto “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi – M.Proust”, dell’associazione Anlib di Pinerolo che da anni porta avanti progetti a sostegno delle donne vittime di maltrattamento e violenza.

Il progetto è finanziato da CRT.

Nella fase iniziale di costituzione del gruppo è iniziata la collaborazione con il CISS di Pinerolo, che con l’attivazione delle assistenti sociali ha permesso la divulgazione dell’iniziativa tra le donne a carico del Servizio.

Il gruppo aperto a dieci donne si svolge in un arco temporale di quattro mesi, con cadenza settimanale, con incontri di un’ora e mezza.

Le consulenti psicoterapeute sono Danila Ghiano e Mariangela Giustetto.

Il gruppo è composto da donne coinvolte in relazioni disfunzionali con i genitori, i compagni, i figli.

Sono persone che hanno subito traumi importanti nel loro passato, con effetti devastanti nel qui ed ora specialmente nella possibilità di instaurare e mantenere relazioni sufficientemente buone.

E’ difficile per tutti trovare la persona giusta, ma per queste persone lo è di più.

E’ difficile per tutti trovare un lavoro e mantenerlo, ma per queste persone lo è di più.

Anche gli operatori migliori, anche i progetti più brillanti si arenano contro una sofferenza profonda che corrode le relazioni.

Chi ha sofferto tanto, paradossalmente, sembra destinato a soffrire ancora e a fare soffrire.

Che cosa si fa nel gruppo?

Innanzi tutto si parla. Si mettono in parola le storie e le esperienze.

E’ facile? No.

Chi non è stata ascoltata fa fatica ad ascoltarsi e ad ascoltare le altre.

Chi non è stata rispettata, fa fatica a rispettare le regole.

Chi non ha potuto vedere come si fa a far valere le proprie ragioni, se non con la violenza, come fa a restare in un gruppo dove ci sono i bisogni di tutte in equilibrio?

Chi ha visto tradire la propria fiducia proprio dalle persone più importanti come fa a fidarsi di due psicologhe sconosciute?

Come si fa?

Con l’ascolto empatico, con l’alleanza terapeutica, con la disponibilità a verificare una volta e poi ancora e poi ancora.

Fino ad arrivare alla parte più sana, quella che vuole vivere e vuole stare bene, anche con gli altri.

Così si trova il modo per avvicinarsi ai vissuti emotivi, chiusi in un angolo da molto tempo.

Ognuna con la sua misura, ognuna con le sue parole.

Mettersi in gioco vuole dire fare esperienza di sé e dell’altro.

Verificare che si può stare in una relazione senza soffrire troppo. senza correre troppi rischi.

Scoprire che le esperienze sono tutte diverse ma si possono condividere con una vicinanza autentica.

Non c’è chi giudica, non c’è chi compatisce, non c’è chi consiglia.

C’è invece chi conduce in un percorso di consapevolezza di sé e delle proprie risorse.

C’è la possibilità di capire insieme come ci si sente nel presente, cosa è successo nel passato, quali sono i fili rossi che uniscono l’allora e l’oggi, come si può cambiare veramente e andare avanti.

Con la paura, il dolore, la confusione che per una volta non distruggono bensì accompagnano una conoscenza che porta altrove.

 

 

 

 

 

 

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