Kate e William: il potere dei media

Kate e William: il potere dei media

Ieri è nato il terzo figlio di Kate e William. All’ingresso della clinica sono ordinati in gradinate stuoli di fotoreporter di tutto il mondo. A un certo punto esce dal portone una coppia con il bimbo nel trasportino. Lui ha il maglione sgualcito, lei ha i capelli cotonati solo da una parte, entrambi hanno lo sguardo stupefatto di chi è diventato genitore da poche ore. Non un obbiettivo si alza su loro, anzi è lui a fotografare la pletora di persone assiepate.

Certo, loro non sono i reali d’Inghilterra, che puntualmente si materializzano poco dopo.

Kate ha trucco e parrucco impeccabili, un abitino rosso ciliegia che la rende splendida sette ore dopo aver partorito un bambino. William è sorridente, affettuoso e gentile. Il loro bambino è sano e paffuto. Si offrono ai media e a milioni di utenti finali con consumata abilità.

Sembra proprio che il gioco delle parti li porti a rappresentare un ideale. Non un ideale qualsiasi, bensì quello che desidera chi li guarda.

Sono belli, sani, si amano, sono intelligenti e sensibili, non hanno problemi economici. I loro figli altrettanto.

Si ritrovano a incarnare quello che ogni persona che li guarda vorrebbe essere.

William e Kate hanno scelto di giocare questa partita? Certamente no. Credo che entrambi abbiano fatto fatica a trovare un equilibrio in un gioco che può portare a perdere il contatto con il vero Sé.

Perché la massa centra il suo occhio su loro?

Perché sempre più persone sono costrette a rinunciare a un ideale di sicurezza riferito a loro stessi. Una società postindustriale e globalizzata non ha più le risorse per alimentare la speranza di splendore e certezza nel qui ed ora. Un meccanismo difensivo dall’angoscia porta quindi a spostare altrove l’ideale di sicurezza e perfezione.

Se usciamo anche solo per un attimo dalla scissione di questo meccanismo ci accorgiamo di quanto sia importante il bambino nel trasportino di quei genitori tanto quanto il figlio di William e Kate, e di quanto si possa gioire in ugual modo per la nascita di entrambi.