La relazione psicoterapeutica

La relazione psicoterapeutica

La relazione psicoterapeutica è una relazione tra due persone che sono alleate in un percorso di conoscenza, con ruoli diversi ed almeno tre  obiettivi comuni:

  1. Comprendere le condizioni che nel percorso di vita del paziente hanno creato e mantengono la sofferenza. La comprensione di cui parliamo non è cognitiva e passiva, bensì emotiva ed attiva. Per il paziente si tratta di una operazione di arricchimento della sua consapevolezza, fatta in prima persona e perciò non soggetta a debiti di riconoscenza o sudditanza nei confronti del terapeuta. Lo psicoterapeuta è un accompagnatore partecipe nel percorso, ma chi porta i contenuti, chi accetta di metterli in discussione, chi ha il coraggio di maneggiare i sentimenti, insieme al terapeuta, è il paziente. La conoscenza acquisita nella psicoterapia non è del terapeuta, bensì del paziente, e nessuno potrà mai portargliela via, perché è solo sua, unica come la sua vita.
  2. Permettere al paziente di rivivere nella relazione con lo psicoterapeuta gli stessi  modi di fare e di sentire sé stesso e gli altri, che lo fanno soffrire o lo mettono in difficoltà, con la possibilità di capire con qualcuno di fidato cosa sta succedendo e di  metterlo in discussione, sentendosi sufficientemente al sicuro. Andare a vedere cosa accade nella relazione con il terapeuta non è un lavoro finalizzato al mantenimento o al miglioramento della relazione stessa. Infatti è molto chiaro sia al paziente che allo psicoterapeuta che quella è sì una relazione tra due persone normali,  fatta di stima e rispetto reciproci, ma finalizzata unicamente alla comprensione dei meccanismi interni del paziente ed alla loro elaborazione. Il paziente ha la possibilità di constatare che il suo psicoterapeuta si colloca ad una distanza emotiva che gli permette di stare al suo fianco in una maniera leale e costantemente verificabile, non asettica poiché è esplicitamente dalla sua parte, ma neppure collusiva, invischiante o delegante come potevano o possono essere altre relazioni. La relazione tra paziente e psicoterapeuta è costruita apposta per essere chiara, onesta e costantemente  verificabile, poiché è uno strumento di conoscenza, oltre che una relazione vera  tra due persone che si mettono in gioco per un fine comune.
  3. Trovare la sua misura della felicità. La felicità ha un significato che non si può generalizzare, perchè è relativa al percorso di vita, alle scelte, allo stile, alle esperienze più personali. Per qualcuno la felicità significa smettere di soffrire nella relazione con il proprio partner, per un altro significa smettere di pensare costantemente al cibo. Per un altro ancora la felicità significa riuscire a modulare la rabbia per mantenere dei rapporti costanti con il prossimo. Nella psicoterapia, ognuno è libero di trovare la propria personale formula della felicità, in una maniera assolutamente autonoma e creativa,  che passa attraverso un lavoro di conoscenza di sé e dell’altro. La psicoterapia rende esplicita l’esistenza di una strategia interna, formatasi per motivi molto seri, che ha il potere di  ostacolare e sabotare la capacità insita in ciascuno di noi di essere felice per ciò che è, e non per ciò che dovrebbe essere. La felicità dipende non solo dal superamento dei sintomi e dei comportamenti penalizzanti, ma anche dalla capacità di essere sé stessi, con la consapevolezza di meritare stima, rispetto ed affetto da chiunque.