L’urgenza della cura per il dolore psicologico

L’urgenza della cura per il dolore psicologico

Viviamo immersi in una cultura che privilegia ciò che si vede e si tocca e siamo tranquillizzati dalla possibilità di intervenire subito su qualcosa che procura disagio.

In genere, il dolore fisico è evidente e attiva cure immediate.

Che ne è del dolore psicologico?

Non si vede, non si tocca, spesso non si capisce cosa sia, quasi mai si riesce a capire subito da dove arriva.

Allora ci si sente a disagio, alle prese con qualcosa che non permette di attivare una cura fisica che abbia il potere di rassicurare tutti.

E allora cosa si fa? Dipende.

Molto spesso si cerca di pensare ad altro, sforzandosi di credere che il dolore psicologico non è grave come quello fisico e quindi non può determinare conseguenze letali.

Niente di più sbagliato.

Se facciamo uno sforzo per uscire dalla razionalizzazione di massa che riguarda l’argomento ci accorgiamo delle persone che vivono con un persecutore interno che lentamente le uccide, delle persone stritolate da una tristezza che ogni giorno restringe la palizzata nella quale vivono, delle persone disposte ogni giorno a spostare di una tacca ciò che riescono a tollerare.

Persone che lentamente muoiono dentro, spesso convinte che la colpa di ciò che accade sia loro.

Si può curare la sofferenza psicologica?

Sì.

Come?

Con la parola, l’ascolto, l’alleanza terapeutica.

Ma anche con un viraggio di coscienza di massa che realizzi come la mente e il corpo siano la stessa cosa e come la cura della sofferenza psicologica non sia un lusso opzionale, bensì un bisogno che rientra nell’etica di una società civile.