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La colpa non è di moda

Viviamo in un mondo confuso dove sentirsi in colpa non è di moda.

Si può scatenare un conflitto nucleare continuando a sorridere dai telegiornali.

La responsabilità verso sé e verso l’altro? Cosa malleabile.

C’è qualcosa di perverso che non fa sentire la colpa a chi ce l’ha.

La fa sentire invece a chi subisce.

Quante persone oggi si sentono inadeguate? Tante.

Quante persone si sentono in colpa senza motivi realistici? Troppe.

E’ come se la colpa si polarizzasse tra gli estremi del tutto e del niente.

Senza giustizia e senza rispetto.

Nella complessità, cosa può dare una mano?

Accorgersi che ci sono meccanismi che si attivano senza tutela alcuna, capaci di triturare la realtà riducendola a una poltiglia plasmabile a piacimento.

Diventare consapevoli del funzionamento di strutture che agiscono nel mondo interno delle singole persone con sorprendenti analogie con la strategia del potere nel mondo esterno.

Parola chiave? Tutela.

Volersi bene tanto da non permettere che qualcuno o qualcosa faccia sentire in colpa ferendo e umiliando.

 

Cosa vuol dire essere felici?

“Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti agli errori ed ai sentimenti…” – Martha Medeiros

La felicità ha un significato che non si può generalizzare, perché è relativa al percorso di vita, alle scelte, allo stile, alle esperienze più personali.

Per qualcuno la felicità significa smettere di soffrire nella relazione con il proprio partner, per un altro significa smettere di pensare costantemente al cibo. Per un altro ancora la felicità significa riuscire a modulare la rabbia per mantenere dei rapporti costanti con il prossimo.
Per molte altre persone la felicità consiste nello smettere di essere bersaglio di un giudice interno che attacca l’autostima e l’autonomia.

La psicoterapia è uno strumento di conoscenza che permette a chi lo desidera di capire veramente, una volta per tutte, le cause che hanno impedito fino a quel momento di trovare una autentica realizzazione del proprio potenziale relazionale ed affettivo.

La misura della felicità dipende dalla possibilità di entrare in contatto con tutte le parti del Sé, verificando nei fatti che non è vero che il contatto con le emozioni, anche le più impegnative come ad esempio l’odio, la colpa o l’impotenza sia talmente intollerabile da fare perdere il controllo della realtà.

È proprio il contatto con queste emozioni, recuperato in un ambiente tutelante che consente di tollerare l’angoscia, ciò che permette di diventare più solidi, consapevoli ed attrezzati per orientarsi nella relazione con sé stessi e con gli altri.

La felicità vuole dire sapere chi si è, con limiti e risorse, bisogni e capacità di dare, sentendosi autorizzati ad essere sé stessi nella maniera più completa e vitale, senza temere di amare ed essere amati dalle persone che stanno a cuore come individui autonomi e capaci.

La misura della felicità è la capacità per ciascuno di noi di prendersi cura di noi stessi con stima, rispetto ed ammirazione, per costruire un personale progetto di vita, unico ed irripetibile, che realizzi i bisogni e le aspirazioni più autentiche e personali.