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L’etica relazionale

Qualsiasi relazione per essere tutelante deve basarsi su tre elementi fondamentali:

  1. Ascolto

    L’ascolto è una posizione emotiva che va oltre la capacità cognitiva di comprendere, organizzare e gestire  i contenuti della relazione: si tratta di una sintonizzazione emotiva ed attiva su ciò che accade nella relazione. Prima ancora di qualsiasi movimento di giudizio, condivisione o rifiuto l’ascolto permette di mettersi nella condizione di raccogliere quanti più  elementi possibili  per potersi orientare nella relazione. L’ascolto riguarda i dati di realtà ed i vissuti emotivi che coinvolgono entrambi i componenti della relazione.

  2. Consapevolezza

    Per consapevolezza intendiamo la possibilità di accedere a tutte le componenti emotive che entrano in gioco nella relazione, in particolare i desideri, i bisogni e le motivazioni che ne stanno alla base. In qualsiasi tipo di relazione, dalla più banale alla più importante, è presente una quota di vissuti emotivi che sono fondamentali ed ineliminabili per l’ orientamento nella relazione stessa: la possibilità di averne accesso su un piano cognitivo rende consapevoli di ciò che si sta facendo, e perché lo si fa.

  3. Empatia

    L’empatia è la possibilità per una persona di mettersi nei panni del suo interlocutore. Non si tratta di analizzare l’altro, né di consolarlo: si tratta invece di sentire profondamente l’altro diverso e nello stesso tempo simile a sé, attraverso un processo decisamente più facile da esperire emotivamente che da descrivere cognitivamente. L’altro può avere età, sesso, personalità, cultura, etnia diversi dai nostri, ma è sempre portatore di stati d’animo, accadimenti, posizioni emotive che operano con un risuonamento emotivo dentro il nostro mondo interno, andando ad attivare sensazioni, vicende  e stati d’animo che sono squisitamente personali ma servono ad immaginare che cosa l’altro possa vivere e sperimentare.

Le relazioni dove prevale una quota maggioritaria  di contenuti relativi all’ascolto, alla consapevolezza ed all’empatia sono relazioni dove la distanza emotiva tra gli interlocutori rispetta la loro identità senza per questo impedire una comunicazione autentica ed afficace. Il rispetto nella relazione è dato dalla possibilità per ciascun interlocutore di essere soggetto della comunicazione, ponendosi emotivamente su un piano di reciprocità con l’altro.

L’etica relazionale è garantita quando entrambi i component sono nella condizione di essere consapevoli di ciò che avviene nella relazione, potendo scegliere liberamente ed in piena consapevolezza come porsi,  con la possibilità, tra le altre cose,  di contrapporsi, di far valere le proprie ragioni e di tutelarsi.

Sappiamo tutti che le relazioni possono virare verso posizioni perverse, quando vengono meno i prerequisiti fondamentali di consapevolezza emotiva, di ascolto empatico  e di tutela reciproca.

Questo accade più frequentemente nelle relazioni dove l’età, la condizione socio-economica, la condizione psicologica di un componente della relazione è dispari rispetto all’altro componente.

Pensiamo alla condizione di un bambino piccolo nella relazione con i genitori, dove  non c’è paragone tra le risorse cognitive, la consapevolezza, il potere economico e giuridico degli adulti nei confronti della bisognosità, della inconsapevolezza e della vulnerabilità di un minore.

E’ ovvio che non tutte le relazioni adulti – minori sono perverse, ma è chiaro che proprio nella disparità dei ruoli di questa relazione possono verificarsi deviazioni relazionali che trasformano una relazione di contenimento, promozione  e tutela in una relazione di sopraffazione e abuso.

Questo accade molto spesso anche nelle relazioni tra adulti. Pensiamo ad esempio alle relazioni perverse tra uomo e donna, molto più frequenti di quanto comunemente si immagini, dove il rispetto e la tutela reciproci sono pervertiti in un sistematico attacco all’autostima ed all’autonomia di un componente della coppia ad opera dell’altro.

Pensiamo inoltre, a titolo esplicativo, alle relazioni in molte  sette religiose o spirituali, dove la consapevolezza e la libertà di scelta degli adepti viene sistematicamente pervertita in una appartenenza coatta ed acritica ai dettami del santone/a.

Nessuna relazione è buona o cattiva in assoluto, poiché nessuna persona è solo buona o solo cattiva. Le persone sono un intreccio di contenuti , emozioni ed esperienze in divenire, sulla base di un complesso dialogo tra tutte le parti di sé, tra le esperienze del presente e quelle del passato, tra ciò che accade nel mondo interno e ciò che accade nel mondo reale.

Così come per le singole persone, le relazioni costituiscono un insieme di motivazioni, scambi ed interventi che possono rispettare o meno l’etica relazionale, anche nei contesti più quotidiani ed apparentemente banali.

Pensiamo a qualche esempio che riguardi la vita quotidiana. E’ piuttosto comune  per ognuno di noi essere particolarmente scortesi, o giudicanti, o evitanti in certe particolari circostanze, oppure con certi tipi di persone, oppure con quella persona in particolare, il più delle volte senza neppure sapere il perché.

Per diventare consapevoli di quanto accade è necessario accedere ai tre prerequisiti citati: sintonizzare l’ascolto su quanto sta accadendo nella realtà ma anche dentro di noi, prendere consapevolezza delle nostre emozioni, andare in esplorazione dell’altro con l’empatia.

L’etica relazionale  presuppone sempre una scelta, anch’essa etica, di mettersi in discussione e di non dare tutto per scontato e dovuto.

Questa operazione, tuttavia, è subordinata alla possibilità di tollerare di non sapere sempre tutto automaticamente, bensì di avere bisogno di un tempo e di uno spazio per ascoltare e capire noi stessi e gli altri.