Tag: depressione

Adolescenza e depressione. Un fenomeno sommerso.

 

Gli adolescenti sono tristi, confusi e spesso depressi. Si può fare fatica a credere che l’adolescenza età della forza fisica, della spensieratezza, sia in realtà per molti ragazzi e ragazze, una fase della vita estremamente difficile.

Ragazzi che a prima vista sembrano avere tutto, una vita davanti a loro ricca di opportunità, come possono essere sempre insoddisfatti, arrabbiati, delusi, tristi. Spesso chiusi nelle loro stanze ad  ascoltare musica, o ammaliati dai social, illusorio mezzo di comunicazione, purtroppo alle volte il solo mondo relazionale.

Ma che cosa hanno questi adolescenti?

 

Interrogarsi è doveroso, i tentativi di suicidio e i suicidi portati a termine sono in aumento, oltre alle pratiche autolesive che avvengono nell’oscurità, lontano dalle orecchie e dagli occhi del mondo adulto.

Nella primavera di quest’anno il fenomeno BLUE WHALE ha portato alla ribalta il mondo della sofferenza adolescenziale.

 

Si fa fatica a pensare e ad accettare che i propri figli soffrano, inevitabilmente ci si sente responsabili, il peso della loro sofferenza è talvolta così insopportabile che si accetta la strada della minimizzazione, passerà, troverà interessi, amici, arriverà l’amore……, la parola depressione spaventa e tanto più quando si tratta di adolescenti, dei propri figli.

Gli adolescenti di oggi sono nati e cresciuti in un ambiente nel quale lo scenario sociale è diverso e instabile. Anche la famiglia è cambiatasi è trasformata da famiglia normativa, con la figura paterna autoritaria che stabiliva limiti e regole, alla attuale famiglia affettiva, che favorisce la creatività, la comprensione empatica dei bisogni dell’altro, una famiglia apparentemente aperta al dialogo,  con figure genitoriali con ruoli più sfumati. Questi adolescenti che rischiano di essere precocemente adultizzati, pensiamo ai genitori amici dei figli,  crescono nascondendo la loro fragilità dietro comportamenti spavaldi che li fanno apparire sicuri, ma dietro a questa maschera si nascondono conflitti importanti e si pongono le basi per una crisi adolescenziale carica di sofferenza.

La famiglia basata sulla soddisfazione dei bisogni è talvolta una famiglia che fatica a porre limiti, che patisce a pensare che il proprio figlio debba subire una frustrazione e per evitare che ciò accada tende a soddisfare i bisogni prima ancora che siano stati espressi. Sono i bisogni dei figli oppure si tratta di bisogni che avvertono i genitori che si sentono in colpa, perché non rispondono ad un certo modello di fare i genitori?

Oggi sui figli c’è un enorme investimento in termini di successo, sin dai primi anni della loro vita,

Dovranno essere i migliori, se non i primi, nello sport, nello studio, tutto ciò all’insegna del desiderio di crescere futuri adulti di successo, all’interno dell’equazione successo uguale felicità.

“I figli devono avere tutto ciò che io non ho avuto”,  che nel vissuto del figlio si traduce in  “non posso deluderli”.

Ragazzi confusi che non sanno che cosa vogliono, chi sono davvero, che non si sentono amabili, con la paura di deludere. Deludere i genitori spaventa perché i genitori stessi sono avvertiti come troppo fragili.

La fragilità narcisistica dell’adolescente odierno, necessita della totale approvazione dell’ambiente in cui vive e se non si sente riconosciuto e ammirato, il dolore che sperimenta, può essere soverchiante e aprire la strada ad una difficile crisi con una sintomatologia che va dai disturbi alimentari a atti autolesivi più o meno pesanti.

Dietro al fenomeno della dispersione scolastica c’è sofferenza, un ragazzo che non studia, che abbandona la scuola, che non riesce a pensare di avere un futuro, non c’è un adolescente pigro ma un adolescente molto sofferente.

Famiglia e scuola devono porre attenzione ai segnali, dando loro il giusto valore, ponendosi in una posizione di ascolto e vicinanza rispettosa, mai intrusiva.

 

La colpa non è di moda

Viviamo in un mondo confuso dove sentirsi in colpa non è di moda.

Si può scatenare un conflitto nucleare continuando a sorridere dai telegiornali.

La responsabilità verso sé e verso l’altro? Cosa malleabile.

C’è qualcosa di perverso che non fa sentire la colpa a chi ce l’ha.

La fa sentire invece a chi subisce.

Quante persone oggi si sentono inadeguate? Tante.

Quante persone si sentono in colpa senza motivi realistici? Troppe.

E’ come se la colpa si polarizzasse tra gli estremi del tutto e del niente.

Senza giustizia e senza rispetto.

Nella complessità, cosa può dare una mano?

Accorgersi che ci sono meccanismi che si attivano senza tutela alcuna, capaci di triturare la realtà riducendola a una poltiglia plasmabile a piacimento.

Diventare consapevoli del funzionamento di strutture che agiscono nel mondo interno delle singole persone con sorprendenti analogie con la strategia del potere nel mondo esterno.

Parola chiave? Tutela.

Volersi bene tanto da non permettere che qualcuno o qualcosa faccia sentire in colpa ferendo e umiliando.

 

Ci sono molti modi di stare male

Il sintomo è solo una parte della complessità del mondo interno
La persona non può essere ricondotta ai sintomi che manifesta, così come i sintomi non sono codificabili in maniera massificante, poiché si declinano a seconda delle situazioni e dei vissuti emotivi correlati.
La vita mentale è ben lontana dall’essere  un corpo unico, monolitico: in realtà è un amalgama di parti diverse, molto diverse tra loro.
A volte queste parti dialogano tra loro, a volte invece sono in contrasto e  spesso non funzionano contemporaneamente.
In ogni persona ci sono, insomma, linee di funzionamento più vicine alla normalità, con aspetti del tutto privi di problemi e di conflitto,  che non coesistono con altre  linee di funzionamento meno adeguato.
Può capitare così che una persona non abbia alcun problema in molti ambiti, come il lavoro oppure lo studio, e si trovi invece in difficoltà in un altro aspetto della sua vita, come ad esempio le relazioni sentimentali, con problemi che possono andare dalla fatica a mantenere una relazione stabile, alla tendenza a restare in una posizione dipendente, alla solitudine affettiva.
Inoltre può succedere che una persona si senta bene per una certo periodo di tempo più o meno lungo,  per poi ritrovarsi, apparentemente senza motivo, ad affrontare stati d’animo pesanti e limitanti, come gli attacchi di panico, la depressione, i disturbi psicosomatici.
Può verificarsi, in altri casi, che la persona sperimenti più o meno costantemente nella sua vita una sensazione di disagio e di infelicità, per esempio sentendosi inadeguata nella relazione con sé stessa e con gli altri.

I sintomi, così come la persona che li vive, meritano di essere accolti con attenzione e rispetto, poiché sono l’espressione di “quella” persona unica ed irripetibile come la sua storia.
I sintomi non sono “tutta” quella persona, esprimono quella parte che ha dovuto adattarsi ad una situazione traumatica, avvenuta nell’infanzia o nell’adolescenza.
I sintomi non sono una condanna, possono e devono essere superati in una relazione terapeutica  dove la persona decide di prendere sul serio la sua sofferenza senza mortificarla o negarla, per capirne il senso profondo e superarla con una scelta autonoma e consapevole.