Tag: disabilità

Essere genitore di un figlio disabile

Oggi è nato Marco, perché proprio a me è successo questo?

Quante aspettative, quanti desideri, finalmente mamma, un bel bambino/bambina , sana che crescerà e mi renderà felice, una parte di me di cui essere orgogliosa.

No!!!… il mondo mi crolla addosso, mi hanno comunicato che Marco ha la sindrome di Down.

Guardo Tullio mio marito e padre di Marco, non riusciamo a trovare le parole, prima la mente si annebbia, poi molte sono le domande che arrivano spontanee…. è colpa mia ?, sua?, perché proprio a me? che cosa ho fatto?, ma chi sono io una donna incapace anche di procreare un figlio sano.

Come ho potuto desiderare un figlio?, no non può essere vero, c’è un errore

Adesso che faccio? Come potrò presentarmi al mondo, tutti diventano genitori di bambini belli e sani, intelligenti, io ho partorito….ho partorito….. un mostro. Si c’è qualcosa di mostruoso in me, che delusione per mio marito, mia madre mio padre, per tutti. Non valgo niente, sono impresentabile, chissà cosa ho fatto, forse me lo merito………..non dovevo desiderare la maternità….

Io vorrei tornare indietro, fare come se no ci fosse….non….non lo voglio, perché non è morto? Ora la mia vita è rovinata, per sempre nulla sarà come prima, nulla, nulla. Aiuto con chi parlo, come posso dire questi pensieri, sono indegna, un mostro.

Marco è un nome di fantasia, questi possono essere i pensieri di una madre di un figlio con una qualche disabilità. Sono i pensieri, le emozioni espresse dalle donne che devono affrontare questa difficile esperienza. Si tratta di qualcosa di indicibile e impresentabile, a livello profondo è sentito come essere costretta ad esporre al mondo esterno l’orrore, il mostruoso del proprio mondo interno. Il rischio è la negazione delle difficoltà di quel bambino, il focalizzarsi sulle preoccupazioni per il futuro, con una focalizzazione sul fare a scapito della relazione con quel bambino che ha indubbie difficoltà ama ha anche delle risorse che vanno valorizzate pur all’interno di pesanti limitazioni.

Spesso la relazione passa in secondo piano, contano le cose da fare, come in un percorso ad ostacoli, in cui non ci si arrende non si accetta il limite, e al tempo stesso non si vede quel bambino.

È difficile, difficilissimo affrontare queste situazioni. Per lungo tempo il pensiero ritorna al momento della diagnosi che, per quanto comunicata con il rispetto e la cautela, è un momento traumatico che separa la vita in un prima pieno di speranze e progetti e un dopo oscuro e pesante.

Non solo la madre vive queste emozioni ma anche il padre, i nonni. Troppo spesso la sofferenza del padre è sottovalutata, anche per lui si attivano sensi di colpa rabbia, impossibilità di accettare quanto accaduto, e forse le difficoltà, la sofferenza fa più fatica ad essere pensata e messa in parola.