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La colpa non è di moda

Viviamo in un mondo confuso dove sentirsi in colpa non è di moda.

Si può scatenare un conflitto nucleare continuando a sorridere dai telegiornali.

La responsabilità verso sé e verso l’altro? Cosa malleabile.

C’è qualcosa di perverso che non fa sentire la colpa a chi ce l’ha.

La fa sentire invece a chi subisce.

Quante persone oggi si sentono inadeguate? Tante.

Quante persone si sentono in colpa senza motivi realistici? Troppe.

E’ come se la colpa si polarizzasse tra gli estremi del tutto e del niente.

Senza giustizia e senza rispetto.

Nella complessità, cosa può dare una mano?

Accorgersi che ci sono meccanismi che si attivano senza tutela alcuna, capaci di triturare la realtà riducendola a una poltiglia plasmabile a piacimento.

Diventare consapevoli del funzionamento di strutture che agiscono nel mondo interno delle singole persone con sorprendenti analogie con la strategia del potere nel mondo esterno.

Parola chiave? Tutela.

Volersi bene tanto da non permettere che qualcuno o qualcosa faccia sentire in colpa ferendo e umiliando.

 

Ci sono molti modi di stare male

Il sintomo è solo una parte della complessità del mondo interno
La persona non può essere ricondotta ai sintomi che manifesta, così come i sintomi non sono codificabili in maniera massificante, poiché si declinano a seconda delle situazioni e dei vissuti emotivi correlati.
La vita mentale è ben lontana dall’essere  un corpo unico, monolitico: in realtà è un amalgama di parti diverse, molto diverse tra loro.
A volte queste parti dialogano tra loro, a volte invece sono in contrasto e  spesso non funzionano contemporaneamente.
In ogni persona ci sono, insomma, linee di funzionamento più vicine alla normalità, con aspetti del tutto privi di problemi e di conflitto,  che non coesistono con altre  linee di funzionamento meno adeguato.
Può capitare così che una persona non abbia alcun problema in molti ambiti, come il lavoro oppure lo studio, e si trovi invece in difficoltà in un altro aspetto della sua vita, come ad esempio le relazioni sentimentali, con problemi che possono andare dalla fatica a mantenere una relazione stabile, alla tendenza a restare in una posizione dipendente, alla solitudine affettiva.
Inoltre può succedere che una persona si senta bene per una certo periodo di tempo più o meno lungo,  per poi ritrovarsi, apparentemente senza motivo, ad affrontare stati d’animo pesanti e limitanti, come gli attacchi di panico, la depressione, i disturbi psicosomatici.
Può verificarsi, in altri casi, che la persona sperimenti più o meno costantemente nella sua vita una sensazione di disagio e di infelicità, per esempio sentendosi inadeguata nella relazione con sé stessa e con gli altri.

I sintomi, così come la persona che li vive, meritano di essere accolti con attenzione e rispetto, poiché sono l’espressione di “quella” persona unica ed irripetibile come la sua storia.
I sintomi non sono “tutta” quella persona, esprimono quella parte che ha dovuto adattarsi ad una situazione traumatica, avvenuta nell’infanzia o nell’adolescenza.
I sintomi non sono una condanna, possono e devono essere superati in una relazione terapeutica  dove la persona decide di prendere sul serio la sua sofferenza senza mortificarla o negarla, per capirne il senso profondo e superarla con una scelta autonoma e consapevole.