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Quando si è troppo precisi

“Che cosa è più preciso della precisione? L’illusione” – M. Moore

Quando è normale essere precisi

Molte persone sono preoccupate per l’ordine, il controllo e la perfezione.

Spesso questi contenuti si sistemano in forme di ansia generalizzata ma sufficientemente tollerabile, anzi in certe occasioni della vita diventano persino utili: pensiamo a tutte le persone stimate sul posto di lavoro per la meticolosità, la precisione, l’attenzione ai dettagli che dimostrano di possedere.

Quando cominciano i problemi

Quando però certi pensieri o certe immagini si presentano con regolarità ed insistenza nella mente, causando interferenza con le attività normali, procurando ansia e disagio, allora abbiamo a che fare con le ossessioni.

Per essere definite tali, le ossessioni devono protrarsi nel tempo, essere mediamente costanti e decisamente moleste, resistere ad ogni tentativo volto a ignorarle o neutralizzarle e, soprattutto, devono essere sempre riconosciute come un prodotto della mente.

In altre parole, la persona con pensieri ossessivi è in grado di fare un esame di realtà e riconosce tali pensieri come proprie fantasie.

Se immaginiamo una persona con il pensiero ossessivo di poter essere osservata in tutti i momenti della sua giornata, parliamo di una persona che sa benissimo che nella realtà condivisa non c’è qualcuno che la sta guardando per davvero ma, nonostante questa consapevolezza, continua a provare imbarazzo o vergogna o confusione a immaginare cosa penserebbe di lei una persona che la guardasse.

I pensieri ossessivi

I pensieri ossessivi sono pervasivi, vischiosi ed insinuanti, aumentano di intensità e distruttività se riescono a trovare un appiglio nei dati occasionali della vita quotidiana.

Ad esempio una persona tormentata dal pensiero di perdere il controllo di sé e fare del male a qualcuno, se per caso apprende una notizia riferita ad un delitto intrafamiliare, per giorni e giorni, con indicibile angoscia, è perseguitata dall’idea di poter diventare a sua volta un assassino, colpendo proprio le persone che ama di più.

Le compulsioni

Accanto ai pensieri ossessivi sono riconoscibili azioni molto particolari, le compulsioni.

Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi come lavarsi le mani, riordinare, controllare, oppure azioni mentali come pregare, contare, ripetere parole mentalmente.

La persona vittima della compulsione si sente obbligata a metterla in atto, secondo regole che devono essere applicate rigidamente, con schemi spesso complicati ed estenuanti.

Ad esempio, una persona ossessionata dalla paura di essere aggredita nel sonno può permettersi di dormire solo dopo avere sistemato ogni singolo elemento della camera da letto come i mobili, la biancheria, le pantofole, i libri, le persiane, in maniera che si tocchino tra loro formando angoli di 90 gradi.

Le compulsioni si auto promuovono come rimedi contro la paura e l’angoscia, ma è solo propaganda: in realtà provocano sofferenza e disagio, portano via tempo ed energie e spesso interferiscono pesantemente con il funzionamento lavorativo e sociale e mantengono chi ne è vittima in una situazione di costante allarme.

Quanto più ci si sforza di tenere tutto sotto controllo, tanto più si è tormentati dall’idea che potrebbe accadere qualcosa di terribile.

Cosa si può fare

Per affrontare il disturbo ossessivo – compulsivo bisogna innanzi tutto accorgersi di quanto sia crudele ed ingabbiante e quanti prezzi faccia pagare a chi lo subisce, per motivarsi ad un intervento psicoterapeutico che consenta di affrontare la sofferenza, comprenderne le cause  e superarla.

Per fare questo è necessario un lavoro di ascolto e di decodifica del   conflitto interno che sta alla base della manifestazione sintomatica, conflitto del quale il paziente non è pienamente consapevole.

Tale conflitto è determinato dall’esistenza di un sistema di credenze interne che si sono strutturate nella relazione con le figure di riferimento durante l’infanzia e l’adolescenza.

Le credenze interne impediscono al paziente di essere in contatto con emozioni e bisogni molto importanti, che vengono giudicati intollerabili da una strategia che minaccia terribili conseguenze, qualora venissero pensati ed esperiti.

Tali contenuti possono essere riconosciuti, espressi e condivisi in una relazione terapeutica che testimoni concretamente che tutte le emozioni, anche le più dolorose, possono essere affrontate senza esserne distrutti, e che il contatto con le emozioni arricchisce  profondamente, perché  permette di integrare tutte le parti del Sé, scoprire chi si è veramente ed utilizzare tutte le potenzialità che si sono sempre possedute.