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Ci sono molti modi di stare male

Il sintomo è solo una parte della complessità del mondo interno
La persona non può essere ricondotta ai sintomi che manifesta, così come i sintomi non sono codificabili in maniera massificante, poiché si declinano a seconda delle situazioni e dei vissuti emotivi correlati.
La vita mentale è ben lontana dall’essere  un corpo unico, monolitico: in realtà è un amalgama di parti diverse, molto diverse tra loro.
A volte queste parti dialogano tra loro, a volte invece sono in contrasto e  spesso non funzionano contemporaneamente.
In ogni persona ci sono, insomma, linee di funzionamento più vicine alla normalità, con aspetti del tutto privi di problemi e di conflitto,  che non coesistono con altre  linee di funzionamento meno adeguato.
Può capitare così che una persona non abbia alcun problema in molti ambiti, come il lavoro oppure lo studio, e si trovi invece in difficoltà in un altro aspetto della sua vita, come ad esempio le relazioni sentimentali, con problemi che possono andare dalla fatica a mantenere una relazione stabile, alla tendenza a restare in una posizione dipendente, alla solitudine affettiva.
Inoltre può succedere che una persona si senta bene per una certo periodo di tempo più o meno lungo,  per poi ritrovarsi, apparentemente senza motivo, ad affrontare stati d’animo pesanti e limitanti, come gli attacchi di panico, la depressione, i disturbi psicosomatici.
Può verificarsi, in altri casi, che la persona sperimenti più o meno costantemente nella sua vita una sensazione di disagio e di infelicità, per esempio sentendosi inadeguata nella relazione con sé stessa e con gli altri.

I sintomi, così come la persona che li vive, meritano di essere accolti con attenzione e rispetto, poiché sono l’espressione di “quella” persona unica ed irripetibile come la sua storia.
I sintomi non sono “tutta” quella persona, esprimono quella parte che ha dovuto adattarsi ad una situazione traumatica, avvenuta nell’infanzia o nell’adolescenza.
I sintomi non sono una condanna, possono e devono essere superati in una relazione terapeutica  dove la persona decide di prendere sul serio la sua sofferenza senza mortificarla o negarla, per capirne il senso profondo e superarla con una scelta autonoma e consapevole.