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I problemi di coppia

Sofferenza fisiologica

In tutte le relazioni di coppia esiste una quota di sofferenza.
Spesso capita di sentirsi soli nonostante si sia in due, mentre  a volte si ha la sensazione di non essere amati dall’altro come si vorrebbe.
L’esperienza della sofferenza nella relazione con l’altro è fisiologica, poiché è legata al fatto che ciascuno di noi è separato da ogni altra persona da una distanza che inevitabilmente rende  diversi.
Perciò  succede che l’altro non sempre condivida le nostre emozioni, oppure che non soddisfi bisogni per noi significativi.
La cosa veramente importante è riuscire ad integrare questa quota di sofferenza con una quota di soddisfazione per la nostra soggettività e per la nostra autonomia, in una costante ricerca di dialogo con la soggettività dell’altro.

Quando cominciano i problemi

In molte coppie può capitare che in uno dei componenti od in entrambi il livello di sofferenza superi il limite di guardia, cioè che la percentuale di serenità e di soddisfazione nella relazione con l’altro sia in netta minoranza rispetto al senso di solitudine e di infelicità.
Questo squilibrio può verificarsi in maniera quasi improvvisa, a seguito di eventi traumatici come per esempio  un lutto familiare, ma più spesso si tratta di una condizione che silenziosamente ma inesorabilmente si struttura nel corso del tempo.
In questi casi la sofferenza delle persone coinvolte resta il più delle volte celata agli occhi di parenti ed amici, ma nondimeno scava solchi profondissimi nel mondo interno e relazionale.

Quale disagio

La sofferenza nel rapporto di coppia, qualsiasi contenuto abbia, è la conseguenza di un disagio che merita di essere ascoltato, compreso e,  se possibile, affrontato.
Il disagio può riguardare la sfera dei contenuti intrapsichici delle singole persone, ad esempio il mancato riconoscimento dei propri bisogni fondamentali, così come può essere riferito al campo relazionale, ad esempio la difficoltà a comunicare con l’altro/a in maniera chiara ed empatica.
Nella pratica clinica risulta evidente che il piano intrapsichico ed il piano interelazionale si intersecano continuamente, dando vita al disagio di  “quella” coppia che evidentemente è molto di più della sommatoria delle personalità dei due componenti, poiché i contenuti dell’uno/a vanno a determinare i contenuti dell’altro/a, spesso incastonandosi in situazioni che si autoperpetuano, senza una via d’uscita percepibile.
Nei casi più gravi la relazione di coppia si costituisce come relazione perversa,  una relazione dove un componente esercita sull’altro un abuso fisico, psicologico o sessuale, in un gioco mortifero tra vittima e carnefice dove spesso chi lo agisce non ha che una vaga  consapevolezza di quanto sta accadendo.
Molte persone segnate dalla sofferenza del rapporto di coppia sono portate a pensare che non ci sia rimedio alla loro condizione, ma questo non corrisponde al vero.

Come uscirne

La sofferenza crea inevitabilmente isolamento, accompagnato da una sensazione di scoraggiamento che porta a pensare che non c’è niente da fare e che  sarà sempre tutto uguale.
Tuttavia, in ciascuno di noi c’è una componente interna che nessuna condizione riuscirà mai a spegnere del tutto: il desiderio di vivere una vita di affetti, di sintonia con le altre persone, di libertà interiore.
Facendo leva su questa risorsa interna, ogni persona può verificare che esistono delle alternative alla sofferenza.
Una di queste è autorizzarsi ad una consultazione  con una psicoterapeuta per  orientarsi e capire cosa sta succedendo, per poi decidere autonomamente se e come procedere.
Per fare questo è necessario tollerare la necessità di chiedere aiuto ad una persona che non si conosce, inizialmente estranea ma in grado di garantire due cose determinanti: l’ascolto e la parola.
L’ascolto, tra le altre cose,  permette di prendersi sul serio, condividere e comprendere le emozioni, mentre la parola consente di essere protagonisti di un lavoro di conoscenza, stimarsi come portatori di contenuti importanti, prendersi cura di sé.